
A quasi 1 anno, dall'effettiva e massiccia applicazione della ormai famosa “Delibera 156/08” che impone nella Regione Emilia Romagna l'obbligo dell'attestato di certificazione energetica per le compravendite immobiliari, si può trarre un primo bilancio.
Il primo problema che si incontra è senza dubbio la mancanza di “informazione”, che nel caso di professionisti può purtroppo sfociare anche nella mancanza di “formazione”. La prima riguarda soprattutto i clienti e gli utenti finali, che con tutta probabilità nulla hanno nulla a che vedere con il mondo dell'edilizia, della tecnica costruttiva, delle normative ecc... La mancanza di informazione in questo caso, anche se non giustificata, è più comprensibile in quanto non è da attribuirsi interamente al cliente stesso, ma anche ai mezzi di comunicazione, alle associazioni di categoria o più in generale alle istituzioni.
La mancanza di “formazione” è invece da ritenersi più grave, in quanto la stessa dovrebbe obbligatoriamente far parte del “modus operandi” culturale dei professionisti. L'esperienza (se pur breve visti i tempi dell'entrata in vigore) mi ha portato a notare che le carenze non sono sul piano tecnico, ma sul piano del rispetto delle regole stabilite dalle leggi in vigore.
Ci sono infatti degli obblighi che vanno aldilà del puro e semplice calcolo di un valore (vedi Epi), quali quello di allegare una relazione descrittiva del sistema edificio-impianto, o quella di indicare i possibili interventi da attuare per migliorare le prestazioni dell'edificio e degli impianti.
In quest'ultimo caso è bene ricordare che nell'attestato di certificazione va specificato non solo l'intervento ipotizzato, ma anche la riduzione dei consumi probabile, un tempo di rientro indicativo e la riduzione delle emissioni di CO2 .
Proprio questi ultimi obblighi vengono spesso disattesi, probabilmente per ridurre i tempi di lavorazione e quindi i costi sostenuti. Questa tendenza è conseguenza diretta della folle rincorsa al “miglior” prezzo, che vede da una parte clienti che ritengono già troppo onerosa una pratica “meramente burocratica” quale la certificazione, e dall'altra professionisti che puntano a guadagnare spazio in un mercato che promette molto ma che rischia di auto collassare.
Ai clienti va ricordato che certificare, presuppone diverse fasi quali: un sopralluogo accurato, una raccolta di informazioni spesso non facilmente reperibili, una fase di calcolo e valutazione, ma anche una asseverazione finale da parte del professionista, che rende la certificazione di fatto un atto con la stessa valenza giuridica di una perizia di stima dell'immobile.
Ai professionisti va ricordato che l'asseverazione presuppone un carico di responsabilità che ricade in modo diretto in ambito penale oltre che deontologico, ma anche che definire la classe energetica di un immobile, significa influenzare di fatto il valore economico dello stesso.
A quanto pare negli ultimi mesi il prezzo di una certificazione è sceso anche fino ad un centinaio di euro. Pur rispettando il pieno diritto alla concorrenza ed accettando una totale liberalizzazione dei prezzi, si può affermare comunque che una cifra simile può nascondere facilmente una diagnosi frettolosa e non precisa nel migliore dei casi, o un documento non a regola d'arte nel peggiore dei casi. Professionisti e operatori del settore dovrebbero essere tra i primi a promuovere una corretta informazione verso i clienti, ma anche un rispetto delle regole deontologiche che sono alla base di tutti gli ordini professionali.
Il cliente viceversa dovrebbe pretendere una prestazione professionale ad “alta efficienza”, in modo da ottenere un attestato di certificazione... in "classe A" intesa come qualità del servizio ricevuto.
Pubblicato in [Certificatori], [Opinioni], [Emilia Romagna] By ceonline